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La decisione presa all’unanimità dall’assemblea degli abitanti di Bundanoon. Si estende la campagna contro un prodotto giudicato inutile e dannoso per l’ambiente. E anche si confrontano le diverse opinioni in Italia.
Se Al Capone fosse vivo non crederebbe ai suo occhi. A quasi un secolo dal proibizionismo che mise al bando gli alcolici negli Stati Uniti rendendolo ricco, un piccolo centro dell’Australia, Bundanoon, 2.500 anime lontane circa 150 chilometri da Sydney, ha varato da qualche giorno un nuovo divieto che il vecchio boss mafioso non avrebbe mai pensato possibile. A sparire dagli scaffali di negozi e supermercati non sono whisky e gin, ma le bottiglie di minerale. Naturalmente nel mirino non ci sono gli effetti su chi beve, ma quelli che l’imbottigliamento e la distribuzione di acqua frizzante producono sul Pianeta.
“Mentre i leader politici combattono con i problemi del cambiamento climatico, non dimentichiamo che ciascuno di noi può fare la differenza a livello locale. L’industria delle bevande realizza enormi profitti vendendo qualcosa che si può avere gratis”, spiega Huw Kingston, il portavoce della campagna ecologista culminata con il voto favorevole a larghissima maggioranza di un’assemblea di cittadini.
da Repubblica.it
di Dario Tamburrano – da terranauta.it

La transizione agroalimentare
L’attuale dipendenza dall’energia fossile e dai derivati petrolchimici avrà presto una fine. In previsione della minore disponibilità di queste risorse è necessario intraprendere una transizione in modo da utilizzare meno energia e, quella che serve, produrla con le fonti rinnovabili.
L’approvigionamento alimentare nell’attuale mondo globalizzato si basa su una dipendenza totale e pericolosa dall’energia di origine fossile e dai derivati petrolchimici di varia natura. E’ necessario che vengano introdotti al più presto nuovi modelli di produzione e distribuzione del cibo in previsione della minore disponibilità di combustibili e risorse petrolifere alla quale andremo inevitabilmente incontro in futuro.
Dovremo utilizzare meno energia e la frazione rimanente dovrà essere prodotta da fonti rinnovabili. E’ opportuno intraprendere questa transizione in modo che sia programmata e graduale, ma nello stesso tempo il più rapida possibile. Non pianificare questo passaggio per tempo significa dover affrontare, prima o poi, una caotica situazione di scarsità diffusa di cibo dalle conseguenze drammatiche ed imprevedibili.
Fortunatamente nel mondo occidentale si assiste da qualche decennio ad un minore impiego di energia in agricoltura dovuto ad un ridotto uso di fertilizzanti ed antiparassitari. Attualmente sono in forte espansione le aziende biologiche, i mercati contadini e le cooperative di piccoli agricoltori; sempre più persone oggi si pongono il problema della provenienza del loro cibo.
Questi rappresentano i primi passi, ma rimane ancora molto da fare. Il nuovo modello agricolo avrà bisogno di un maggior numero di contadini, di fattorie più piccole e diversificate, di minori processi di trasformazione ed impacchettamento del cibo che dovrà essere prodotto, trasportato e consumato in un ambito prevalentemente locale. Ogni livello della società, le amministrazioni locali ed il governo, le aziende del settore, le comunità dei cittadini ed il singolo individuo, in tutti i paesi del mondo, dovranno essere coinvolti in questo processo di transizione. Solo con la consapevolezza e la collaborazione di queste quattro componenti della società sarà infatti possibile realizzare questo passaggio epocale ad un sistema agroalimentare indipendente dai combustibili fossili.
A questo scopo è stata preparata da un gruppo di traduttori volontari, appartenenti a varie organizzazioni attive nel nostro paese, la versione in lingua italiana di “Food and farming transition” un documento programmatico contenente le informazioni e le linee guida da conoscere, che è stato recentemente pubblicato dal Post Carbon Institute. Qui potete scaricarlo.
Archiviato in: Cologna Veneta, News, Perlablu | Tag: coogeneratore, ecoidea, inceneritore, incerenimento, rifiuti
Riportiamo la sintesi delle sentenze dei giudici del Consiglio di Stato esposte in occasione dell’uscita del circolo Perla Blu domenica 23 novembre 2008
Recentemente il Consiglio di Stato si è pronunciato sui ricorsi promossi nel 2005 dall’allora amministrazione comunale con l’aiuto e l’intervento del Comitato contro il cogeneratore e di Legambiente.
Con la prima sentenza n. 5619/2008 del 11.11.2008 i giudici del Consiglio di Stato hanno accolto il ricorso del Comune di Cologna Veneta, riformando la sentenza del TAR Veneto e decidendo che:
1) Ecoidea non poteva richiedere le autorizzazioni con le procedure semplificate (cioè con una semplice comunicazione di inizio attività) perché l’impianto di incenerimento di c.d.r. non era e non è inserito nella programmazione regionale e non è contemplato da nessun accordo ministeriale. Infatti, sempre secondo i giudici, il piano regionale oggi in vigore, dove è inserita solamente la prima linea dell’impianto Ecoidea, è relativo alla gestione di rifiuti urbani mentre il c.d.r. è un rifiuto speciale. I giudici osservano, inoltre, che comunque il piano regionale è stato approvato solo successivamente all’ottenimento delle autorizzazioni all’esercizio dell’impianto cosicché queste ultime (ottenute con le procedure semplificate) sono illegittime. È da notare che il Consiglio di Stato si è pronunciato richiamando sue precedenti sentenze, in particolare la sentenza n. 5411del 15.10.2001;
2) L’impianto Ecoidea è privo della valutazione di impatto ambientale (V.I.A.), necessaria, secondo i giudici, anche perché al momento della messa in esercizio Ecoidea ha reso noto all’amministrazione provinciale che i rifiuti che sarebbero stati utilizzati erano di ben altra natura (39,5% di plastica!) rispetto a quelli dichiarati dalla stessa Ecoidea e previsti nel permesso comunale di costruire del 2000 (n. 55/2000: solo carta, cartone, pallets in legno);
3) L’Ecoidea è condannata a pagare le spese di giudizio al Comune di Cologna Veneta
Con la seconda sentenza n. 5662/2008 del 12/11/2008 il Consiglio di Stato ribadisce che il parere rilasciato dall’ex Sindaco di allora Antonio Poli è già stato dichiarato definitivamente falso dalla Cassazione con la sentenza n. 3564/2008, cosicché anche il decreto ministeriale n. 122/2000 che autorizzava la seconda linea è viziato.
Tuttavia, i giudici hanno rigettato il ricorso in quanto quel decreto ministeriale doveva essere impugnato nel 2000 entro il termine di sessanta giorni previsto dalla legge (quando il Comune era commissariato e ancora nessun giudice si era pronunciato sulla falsità del parere). In ogni caso il Consiglio di Stato ha modificato la sentenza del TAR, cancellando la condanna al pagamento di tutte le spese di giudizio da parte del Comune.
Il Consiglio di Stato ha confermato DEFINITIVAMENTE quanto sempre sostenuto dal Comitato e da Legambiente in ordine all’illegittimità dell’iter amministrativo seguito da Ecoidea, dalla Provincia e dalla Regione.
Comitato contro il cogeneratore - Legambiente “ PERLA BLU”
Archiviato in: News | Tag: energia, eolico, fonti alternative, nucleare, video
Proprio così: nel 2007 la produzione di energia eolica ha superato quella del nucleare. Al dato così eclatante si devono aggiungere fondamentali considerazioni sul costo dell’uranio che negli ultimi 5 anni è aumentato di ben 6 volte (quello del petrolio è triplicato), facendo del nucleare un metodo antieconomico per la produzione di energia. Di contro l’eolico oltre ad essere conveniente crea 5 volte più occupazione rispetto al nucleare.
In Italia crescono rapidamente gli acquisti consociati di pannelli solari. Il futuro energetico è libero da monopoli pubblici o privati.
Leonardo De Togni